jjjohn’s (Giovanni Orlando) blog

31 Agosto 2008

Progetto 365 days of Bokeh

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 1:13 pm

Innanzitutto scusate la lunga pausa che mi sono preso da questo blog…

Complice l’estate ed il lavoro (non sono andato in vacanza) ho tralasciato un pò queste pagine…

Se, a questo, sommiamo poi anche l’impegno giornaliero che mi sono scelto (e cioè quello di pubblicare OGNI GIORNO, per un ANNO INTERO, una foto in tema con il Bokeh), capirete che non mi rimane poi tanto tempo libero…

Ricomincio proprio da quest’ultimo mio progetto, che mi ha visto pure protagonista (come saprete dai precedenti post) di un trafiletto nel quotidiano locale, e ne approfitto per mostrarvi il collage delle prime 30 foto della serie (per ora alla 35a foto su 365!!!)… Inutile negarvi che inizio a sentire le primissime sensazioni di ‘affaticamento creativo’ ma, come promesso, stringerò i denti e proseguirò fino alla meta finale… :)

17 Agosto 2008

In uscita Sigma 50mm f/1.4

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 10:57 pm
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In arrivo a breve sul mercato italiano il 50mm della Sigma con apertura f/1.4, che promette grandi cose e, in parte, le mantiene…

Una delle poche recensioni (finora) in rete è del sito Photozone.de (in inglese) da cui si possono evincere i risultati tecnici ottenuti in laboratorio… i dati riportati, comunque, si riferiscono a quelli ottenuti mediante l’utilizzo di una fotocamera APS-C che, quindi, ‘esamina’ la parte centrale del fotogramma ottenibile con un sensore a pieno formato… i risultati sul sensore a pieno formato potrebbero essere leggermente differenti in quanto la resa ai bordi è notoriamente più critica…

Il prezzo si dovrebbe aggirare (sul mercato estero) intorno ai 450 dollari… da noi credo che sarà commercializzato ad una cifra che si aggirerà sui 500-600 euro… vedremo…

15 Agosto 2008

I miei 15 minuti di celebrità

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 12:42 pm
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Come disse una volta Andy Warhol, ognuno avrà i suoi 15 minuti di fama…
Eccovi i miei!

Vi riporto il trafiletto che ha fatto bella vista nell’edizione del 14 agosto del quotidiano “Il Cittadino” in cui si parla del sottoscritto e del mio progetto 365 days of Bokeh, in cui pubblico (e continuerò a pubblicare, una al giorno, per 365 giorni, fino a fine luglio 2009) una foto ‘in tema’ su Flickr…

Buon Ferragosto!

14 Agosto 2008

Turistas

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 8:21 pm
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Complice il periodo estivo, vi voglio proporre un film ‘in tema’, ambientato in una delle mete oltreoceano del turismo europeo, il Brasile.
Innanzitutto ringrazio il mio carissimo amico Lucio (grande appassionato di horror) che mi ha permesso di vederlo e di poterne, ora, consigliare la visione.

Un gruppo di turisti provenienti dal mondo ricco (Australia, Stati Uniti e Inghilterra), messi insieme da un incidente con il bus che li porta attraverso il Brasile, finiscono su una spiaggia dove bevono e ballano fino al mattino, quando, risvegliati da un sonno innaturale, si accorgono di essere stati drogati e derubati. Da qui inizia il loro inferno personale…
Con una spiccata propensione alla costruzione della tensione, John Stockwell confeziona novanta minuti tirati nei quali l’umido scenario dei paradisi brasiliani diventa da subito (fin dal problematico viaggio in bus) un inferno, facendo leva sapientemente su molte delle paure inconsce dei turisti.
Se l’idea del gruppo di persone impossibilitate a sfuggire ad aguzzini che operano nel loro territorio al di fuori della legge è uno spunto classico, Turistas lo declina in una dimensione inedita, il turismo di massa, e con molta intelligenza e sapiente uso dei propri mezzi. Anche le scene migliori (come il bellissimo inseguimento mozzafiato sott’acqua che, per alcuni aspetti, mi ha ricordato la sezione girata sott’acqua del film Inferno di Dario Argento e, contemporaneamente, le claustrofobiche sequenze sotterranee di The Descent) non giungono mai gratuitamente e fini a se stessi, ma si inseriscono in un preciso meccanismo. In più la fotografia sgranata, la macchina da presa poco mobile e molto invisibile, l’uso del sonoro e infine la miscelazione dei colori che si adatta di scena in scena, fanno fare un deciso salto in avanti al film che da una struttura di serie B (asciutta, rapida e senza preamboli o lunghe code finali ma incentrata unicamente sugli avvenimenti fondamentali) tira fuori una bella divagazione sulle fobie umane al pari di altri film cult in materia.
Il film è stato molto osteggiato dal governo brasiliano, per nulla contento dell’immagine che emerge del suo paese (anche se il finale riserva una concessione ai buoni brasiliani anche un po’ fuori luogo), criticando uno degli aspetti invece più interessanti dell’opera cioè il voler mostrare (senza crearsi problemi o limitazioni) una realtà senza scampo e dove le motivazioni sociali sono marginali e non costituiscono nemmeno una parziale giustificazione.

9 Agosto 2008

Hostel II

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 4:05 pm
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L’amore e odio che si è generato intorno al primo Hostel probabilmente aveva due origini. La prima è il battage pubblicitario martellante, che evidentemente prometteva quello che poi non ha effettivamente dato, un’arma a doppio taglio non indifferente. Il secondo è che nella struttura del film c’era qualcosa che non scattava, un’imperfezione strutturale così evidente che anche chi ha difeso ostinatamente il film non è riuscito a giustificare fino in fondo. A riprova che Eli Roth è una persona intelligente c’è il fatto che è stato capace di rielaborare i suoi errori e a farne tesoro.
Si riparte direttamente dal punto in cui terminava il primo film.
Il tempo di assistere alle tanto discusse apparizioni di Luc Merenda ed Edwige Fenech, i quali sembrano prepotentemente riprendersi i panni che gli permisero di trasformarsi in due vere e proprie icone della celluloide di genere tricolore, ovvero quelli del commissario di polizia e dell’insegnante, ed eccoci catapultati nel sequel del violentissimo horror di successo diretto nel 2005 da Eli Roth (“Cabin fever”), benedetto ancora una volta dalla produzione esecutiva di Sua Maestà Quentin Tarantino.
E, come nel capostipite, l’enfant terrible di Hollywood viene omaggiato per mezzo di alcune immagini di “Pulp fiction” (1994) all’interno di un piccolo schermo acceso, mentre assistiamo alla tragica vicenda delle tre giovani protagoniste con i volti di Lauren German (“Non aprite quella porta”), Bijou Phillips (“Almost famous-Quasi famosi”) e Heather Matarazzo (“Fuga dalla scuola media”), le quali, in vacanza studio a Roma, finiscono per una serie di circostanze nelle grinfie dei sadici torturatori della Slovacchia.
In sostanza, quindi, si tratta di un rifacimento al femminile dell’originale, con l’unica differenza individuabile nel fatto che, essendo ormai lo spettatore a conoscenza dell’argomento cardine della storia, nel corso della prima parte dedicata all’attesa, anziché mantenere il clima di mistero, viene fatta maggiore luce sulle dinamiche di lavoro dell’organizzazione criminale e sulla perversa mentalità dei ricchi annoiati che vi ricorrono.
Ma, a dispetto di ciò che Roth dichiarò in precedenza, le dosi di splatter sono diminuite in maniera notevole, pur essendo presenti sequenze decisamente disturbanti; mentre s’intravede lo spettro dei nostri nazi-movie e w.i.p. (women in prison: filone sexy-carcerario) ed a regnare è un’atmosfera che, soprattutto nei momenti ambientati in esterni, sembra porsi a metà strada tra l’horror italiano e quello francese degli Anni Settanta, tanto che la scena in cui la donna armata di falce finisce per ricoprirsi del sangue della vittima richiama alla memoria sia “Il plenilunio delle vergini” (1973) di Paolo Solvay/Luigi Batzella che “Fascination” (1979) di Jean Rollin.
D’altra parte, l’autore stesso afferma di essersi ispirato al decennio d’oro dei b-movie dello stivale, che omaggia ulteriormente attraverso il divertente cammeo del regista Ruggero Deodato, mai come ora testimonianza vivente del titolo guadagnatosi a suo tempo di “Monsieur cannibal” grazie a “Ultimo mondo cannibale” (1976) e “Cannibal holocaust” (1979).
Ed alla fine, tra le righe, leggiamo interessanti messaggi dal sapore altamente pessimista, come l’abbandono alla violenza quale divertimento, che è  conseguenza della mancanza dell’amore, mentre l’unico modo per sopravvivere in una società violenta diventa quello di adeguarsi ad essa.
La fascetta del dvd riporta un inquietante “Vietato ai minori di anni 18″ e, verso la fine del film, credo di aver individuato una delle scene che hanno costretto i censori a questa scelta…

5 Agosto 2008

Space Invaders? Trent’anni fa iniziava l’invasione…

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 7:55 pm

Chi, come me, appartiene alla generazione che ha visto nascere i videogiochi da bar, non potrà che commuoversi andando a visitare questo sito: http://www.spaceinvaders.de/ in cui viene riprodotto  fedelmente (e perfettamente giocabile) uno dei primi videogiochi della storia (ed il primo in assoluto adattato per una delle prime console ‘casalinghe’ dell’epoca: il mitico Atari 2600).

Sono passati 30 anni dalla creazione di questo videogioco (che approderà in Italia solo l’anno successivo, il 1979) ma, per chi ha speso una piccola fortuna in monetine, inserite in quei catafalchi appollaiati negli angoli dei bar, sembra solo ieri…

3 Agosto 2008

Vertical limit

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 6:01 pm
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Ok, non sarà una pietra miliare del cinema ma, se vi piacciono la montagna, l’alpinismo ed i film d’azione, ecco un titolo da riscoprire (casomai non l’aveste mai visto).

Film d’azione con tutta l’avventura e la suspence necessaria per appassionare il pubblico, amante del genere. Il celebre regista di Goldeneye e di La maschera di Zorro, Martin Campbell, ha ambientato il suo film tra le ripide pareti della vetta più difficile del mondo, il K2, per raccontare la storia del giovane scalatore Peter Garrett – interpretato da Chris O’Donnell – che decide di intraprendere la difficilissima scalata per soccorrere la sorella intrappolata in una caverna di ghiaccio a 8.000 metri di quota. Peter deve affrontare moltissimi ostacoli prima di raggiungere Annie: pur aiutato da un gruppo di volontari, provetti scalatori, tra i quali spicca Montgomery Wick – alias Scott Glenn -, la montagna non mancherà di rendere quasi impossibile l’impresa.
Il K2 è infatti la seconda vetta più alta del mondo, dopo l’Everest, ma ha indubbiamente il primato nella difficoltà di scalata. “Tutta la montagna ha una pendenza del 45% e il tasso di mortalità è altissimo, confida Campbell in un’intervista. Per 10 persone che arrivano in cima ne sono morte almeno 7. È per questo che anche nel mio film il numero dei morti è così alto. Volevo sottolineare realisticamente quanto sia pericolosa una scalata simile”.
Al progetto e realizzazione del film hanno partecipato famosissimi scalatori come Ed Visteurs – che scalò il K2 nell’estate del 1992 – Roger Vernon e Barry Blanchard; oltre a seguire tutte le fasi della lavorazione per controllare che le azioni fossero il più veritiere possibile, si sono anche occupati del training di 4 settimane previsto per gli attori, perché fossero più che convincenti nelle vesti di provetti scalatori.
La troupe ha girato soprattutto in Nuova Zelanda, sulla catena montuosa delle Remarkables, dov’è stato ricreato il campo base del K2, e sulle pendici del Monte Cook, per alcune scene d’azione non particolarmente pericolose.
Le azioni d’effetto sono state invece coreografate e realizzate in studio. “Per non rischiare di mettere in pericolo la vita degli attori è inevitabile che le scene più difficili vengano costruite attraverso una combinazione di studio ed esterni. Inoltre per le scene di questo tipo era prevista anche una parte di effetti speciali realizzata al computer. Abbiamo inserito digitalmente anche le riprese effettuate sul K2 da una piccola unità inviata prima dell’inizio del film”.
Il risultato è indubbiamente straordinario. La montagna è la vera protagonista e la storia personale degli uomini che tentano di scalarla è solo un contorno che anima di sentimento la vicenda.
Ma una cosa è certa: si resta col fiato sospeso dall’inizio alla fine, specie se avrete la possibilità di guardarvi il dvd del film con un buon impianto sonoro.

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