jjjohn’s (Giovanni Orlando) blog

17 Luglio 2008

Il bokeh

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 11:52 am
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Bokeh (dal giapponese “Boke” ぼ け, “sfocatura”) è un termine fotografico da qualche anno in voga che sta sostituendo la terminologia paritetica italiana “Contributo dello Sfuocato” o “Resa dello Sfuocato”. Si riferisce alla tecnica che fa un utilizzo creativo della capacità di un obiettivo di mettere bene a fuoco solo una limitata porzione dei piani di cui è composta l’immagine fotografica. In queste aree sfuocate, una resa speciale la hanno le luci che, a seconda della correzione dell’aberrazione sferica dell’ottica usata, possono risultare in quello che viene definito “buon bokeh” dei punti di luce sfocati e diffusi e nel “cattivo bokeh” dei cerchi luminosi con bordi piuttosto marcati.

Il bokeh dipende essenzialmente dall’apertura del diaframma e dal numero di lamelle che compongono lo stesso. Poiché la definizione dei dettagli fuori fuoco è minore man mano che si apre il diaframma, ne consegue che lo sfocato è più morbido quando si lavora a grandi aperture, mentre i passaggi sono più netti se l’apertura diminuisce. A seconda poi del soggetto sfocato, la sua resa può darci alcune informazioni sull’obiettivo. In generale le alte luci sono più sensibili al bokeh del resto; alte luci perfettamente circolari indicano probabilmente che l’obiettivo è stato usato a tutta apertura; se sono poligonali, invece, vuol dire che il diaframma è stato chiuso di almeno un valore, e talvolta è possibile addirittura contare quante sono le lamelle del diaframma dell’obiettivo. Quindi l’apertura del diaframma ha un’influenza sul bokeh, ed il numero delle lamelle un’altra. Anche la posizione del diaframma ha la sua importanza.

In generale, quindi, i migliori obiettivi (per quanto concerne il bokeh) sono quelli che hanno sia un’elevata apertura (ad esempio f/2 o f/1.4), che un elevato numero di lamelle del diaframma che, anche qualora l’obiettivo venisse utilizzato diaframmato, continuano a simulare un’apertura ‘quasi’ circolare. In alcuni casi, addirittura, le lamelle dei diaframmi hanno un andamento curvilineo che consente di ‘ammorbidire’ la forma del poligono creato quando il diaframma viene chiuso.

Ricordiamo, comunque, che un altro importante fattore che determina la qualità del bokeh (e spesso ne costituisce l’elemento principale) è l’aberrazione sferica , che determina il modo in cui le alte luci fuori fuoco vengono resi in termini di intensità della luminosità. Un buon obiettivo, quindi, avrà delle alte luci ‘morbide’, rese in maniera meno ‘netta’, con una migliore sfocatura dei loro bordi …

Volete degli esempi di un ottimo bokeh? Li trovate qui, dove sono riprodotte delle foto effettuate da un obiettivo particolarissimo, il Leica Noctilux 50mm f/1.0 con cui, come facilmente potete osservare, anche lo sfocato diventa componente integrante della foto, elemento creativo dello scatto stesso.

1 Commento »

  1. nella mia infinita ignoranza non ne sapevo niente,
    è stato molto interessante questo articolo
    ..sopratutto per me che apprezzo molto l’idea dello sfuocato.
    Non capisco niente di tecnica, sono una fotografa della domenica..ma dal link sembra una bel ”gingillo” l’obiettivo ;D

    Grazie

    Commento di Kaiseki — 1 Settembre 2008 @ 2:14 am | Replica


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