Un’ora e un quarto su un pianeta sconosciuto: la terra riscoperta su scala di un centimetro. I suoi abitanti sono insetti e altri esseri che vivono in mezzo all’erba e nell’acqua, la campagna è una foresta impenetrabile di ciuffi d’erba, gocce di rugiada grandi come palloni… L’esplorazione di un nuovo mondo – un semplice prato – dura un giorno d’estate ma paragonabile a un’intera stagione per creature come gli insetti che misurano l’arco di una vita in settimane.
Siamo nel paesaggio della dolce campagna francese dell’Aveyron (la stessa de “Il ragazzo selvaggio” di Truffaut); è l’alba di una normale giornata d’estate (almeno così, facilmente, possiamo intuire, visto il tipo e l’abbondanza della “popolazione” che predilige questi luoghi). Ci immergiamo nell’erba. E subito il tranquillo paesaggio si trasforma in una folta giungla, non appena la macchina da presa, ingrandendolo, ci colloca di fronte a uno scenario in cui gli insetti sembrano quasi antropomorfizzarsi. Scopriamo un nuovo mondo, il regno di esseri
fantastici fatti di colori elettrici, scintillanti, un “Microcosmos” animato da insetti ordinariamente invisibili. Due coccinelle allacciate sembrano fare l’amore; un’ape, semplicemente, raccoglie il polline; quindi assistiamo ad un combattimento tra due scarabei sottolineato da una musica da film di cappa e spada; ancora piu drammatica è l’aggressione di una pernice a un formicaio: vediamo l’occhio minaccioso dell’uccello scrutare le sue prossime vittime attraverso un buco nel formicaio. L’impresa piu straziante la compie invece lo scarabeo sacro: il suo tragitto con una pallina di sterco al seguito a un certo punto assume il significato di una via crucis…
Ventiquattr’ore nel mondo degli insetti, dalle prime ore del mattino, poi il giorno, la sera e per concludere l’
alba di un nuovo giorno, in un finale aperto. Episodi comici, drammatici e anche quotidiani; belli e orribili, legati assieme per la loro strana somiglianza con quelli che caratterizzano la vita degli uomini. Aspetto che ci provoca una improrogabile vertigine d’imprevisto, stessa senzazione di quando la macchina da presa, zoomando lentamente all’indietro dopo un’ora di spettacolo, ritorna sul paesaggio in scala normale della campagna, che ora ci sembra un qualunque prato alla periferia delle città. Da meraviglioso a normale e poi il contrario, il film sottolinea, direi kubrickianamente, l’idea che l’ignoto, l’estraneo e il misterioso si trovano dietro al primo angolo, a due passi da casa. E se l’ignoto sta nascosto nel cuore del noto, l’essenziale consiste nel cambiare occhio, cambiare sguardo oppure obiettivo, per scoprire in un ambiente familiare o domestico un’estraneità insolubile, una complessità e una bellezza infinite, senza nessun altro significato.
Microcosmos, l’ipnotico film di Claude Nuridsany e Marie Pérennou rivela – grazie alla macrofotografia e a un sofisticato trattamento dei suoni – questa brulicante realtà imperscrutabile ad occhio nudo, e contemporaneamente riesce a renderla in misteriosa sintonia con l’esperienza umana perché privilegia le affinità rispetto alle differenze: gli autori stuzzicano l’empatia dello spettatore concentrando in pochi minuti i momenti salienti di un’intera esistenza.
A differenza dei documentari naturalistici in Microcosmos è assente il commento. Spetta alla musica enfatizzare il senso dell’immagine e sottolinearne i passaggi, se necessario anche con un pizzico di ironia. E’ così che ancora una volta spetta ai francesi il primato della grande ricostruzione naturalistica (da citare almeno Atlantis di Luc Besson) progettata per il grande schermo, per le sue dimensioni e per la visione che offre la sala. Va da sé che in tv Microcosmos perderebbe quasi del tutto il suo fascino… Al cinema invece è uno spettacolo avvincente, mai scontato, che trova nel libro appositamente realizzato dai due autori la sua
indispensabile appendice scientifica e negli insetti dei protagonisti assoluti, divi loro malgrado: il volume racconta di faticosi “provini” a ragni e coleotteri, una bizzarria per cultori dell’eccentrico. Più degli altri si è fatto pregare lo scarabeo sacro, che non ne voleva sapere di mostrarsi intento a comporre la sua preziosa pallina escrementizia…
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Claude Nuridsany e Marie Perennou
Operatori alla macchina: Claude Nuridsany, Marie Perennou,
Hughes Ryffel e Thierry Machado
Montaggio: Marie-Josephe Yoyotte e Florence Ricard
Colonna sonora originale: Bruno Coulais
Prodotto da: GALATEE FILMS, Jacques Perrin,
Christophe Barratier, Yvette Mallet
(FRANCIA, 1996)
Durata: 70′
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED





Per chi ama la fotografia e in particolare la macro … il film è tutta una poesia.
Grazie per avermelo ricordato .. credo che tornerò a guardarlo per l’ennesima volta, anche se su uno schermo tv non è lo stesso che al cinema.
Mila
Commento di Mila — 17 Luglio 2008 @ 11:02 pm |
Ti capisco Mila…
su uno schermo cinematografico è qualcosa di incredibile, da vedere e rivedere…
pura magia!
Commento di jjjohn — 18 Luglio 2008 @ 1:09 am |