jjjohn’s (Giovanni Orlando) blog

29 Luglio 2008

Come creare foto panoramiche (parte 1)

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 8:38 pm
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Hasselblad XPAN

Per la definizione di foto panoramica, molto semplicemente, il requisito fondamentale è che il rapporto fra altezza e larghezza dell’immagine sia non superiore al 30%, quindi, in parole povere, è necessario che la larghezza della foto sia di molto superiore all’altezza.

Voglio parlarvi oggi di come creare delle foto panoramiche con la vostra fotocamera…

Horizont

La vera foto panoramica si ottiene con fotocamere create apposta per questo genere fotografico: possono essere di due tipi, a obiettivo rotante capaci di esporre su angoli fino a 360° oppure supergrandangolari, con obiettivo fisso in grado di coprire fino a 120° in orizzontale.

Esistono, comunque, alcune compatte che hanno la funzione automatica di unione di 3-4 foto (come quella della mia amica Lorenza) o di ‘mascheramento’ di una foto classica per darvi l’effetto panoramico…

Noi, però, prenderemo in considerazione la stragrande maggioranza di compatte e di reflex (non dotate di questa funzione) con cui potremo creare foto panoramiche mediante l’utilizzo di un apposito software per computer, detto “di stitching” (letteralmente ‘di cucitura’) che consente l’unione di più foto… è un metodo più complesso (ma non più difficile) rispetto ai metodi sopra esposti (gestiti automaticamente dalle fotocamere panoramiche) ma che, in compenso, essendo più flessibile, può dare maggiori possibilità creative…

Vedremo quindi (nella seconda parte di questo articolo) come ottenere una foto del genere, che mostra una visuale di 180° (la strada a sinistra e a destra è la stessa su cui mi trovavo a fotografare):

a partire da una serie di fotografie ‘normali’.

(To be continued…)

27 Luglio 2008

Kubrick ed il Vietnam

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 12:29 pm
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Parris Island, Carolina del sud. Campo addestramento reclute Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Corso di 8 settimane per falsi duri e pazzi furiosi.

Non tutti sono in grado di trasformarsi da “pezzi informi di materia organica anfibia” a dispensatori di morte che pregano per poter entrare in combattimento. Ma dopo otto settimane, arriva il momento di dare il bacio d’addio alla propria fidanzata e dare il buongiorno al Vietnam.
Al soldato ‘Joker’ è anche andata di lusso, visto che è riuscito a farsi assegnare un incarico come inviato di guerra per il giornale militare “Stars & Stripes”. Ma anche lui finisce per essere coinvolto nell’offensiva del Tet del 1968…

Tratto dal romanzo di Gustav Hasford, “Full Metal Jacket” è un film nettamente diviso in due parti (ma qualcuno ha fatto giustamente notare che i capitoli sono tre: l’addestramento, la giungla e l’assedio della cittadella, con le prostitute a dividere i capitoli), che prima ancora di farci vedere una singola sequenza di combattimento ci ha già mostrato tutto l’orrore della guerra. La prima parte, quella dedicata all’addestramento a Parris Island, è anzi la migliore. A questo non sono estranei Lee Ermey – che interpreta con convinzione ed efficacia il Sergente Maggiore Hartmann (ottimamente doppiato da Eros Pagni) – e Vincent D’Onofrio nel ruolo del soldato “Palla di Lardo” – prima, vittima abituale del sergente istruttore per via della sua imbranataggine, e poi, inquietante e metodico cecchino.
Ma dare solo a loro due il merito dell’efficacia dei primi 45 minuti di pellicola non sarebbe corretto nei confronti della sceneggiatura di Kubrick, Hasford e Michael Herr, perfettamente in grado di trasmettere la durezza dell’addestramento, la sua forza ’spersonalizzante’ (“Qui non si fanno distinzioni razziali: qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani. Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno!”). Attraverso i dialoghi da loro scritti diventa perfettamente comprensibile l’ipocrisia insita nell’ideologia militare, quella che ti porta a scrivere “born to kill” sull’elmetto anche se ti sei appuntato un simbolo della pace sulla divisa; grazie al modo in cui hanno orchestrato gli eventi ci si rende perfettamente conto di come il singolo individuo non ci metta molto a perdersi nell’inferno della guerra, finendo per restare “in riga con gli altri, e avanti per la grande vittoria”.

Nella seconda parte, quella in Vietnam, non si può negare ci siano un paio di scene eccessivamente retoriche, ma la grande capacità del film è quella di presentare adeguatamente le diverse reazioni che i ragazzi spediti in guerra possono avere in situazioni critiche: da quello che si trasforma in un Rambo psicopatico (“Come faccio a sparare su donne e bambini? È facile: vanno più lenti, miri più vicino!”) al fotografo cui tremano troppo le mani per scattare; da quello che in fondo la prende alla leggera (“Volevo essere il primo ragazzo del mio palazzo a fare centro dentro qualcuno”) a chi ancora ci crede (“Almeno sono morti per una buona causa: la libertà”).

Dal canto suo, Kubrick – regista sempre molto attento al tema della de-umanizzazione – è eccezionale nel creare inquietudine nello spettatore ogni volta che c’è in scena il sergente Hartmann, ci presenta con particolare vigore le varie sezioni dell’addestramento e sa rendere sconvolgente ma non melodrammatico il finale della prima parte. Una volta “sul campo” alterna ottimamente le scene di riposo a quelle di battaglia, dando un buon ritmo alla pellicola e inchiodando lo spettatore ogni volta che si apre il fuoco. E poi c’è quel cecchino… quella lunga sequenza d’assedio in cui la tensione è palpabile come in nessun altro film e Kubrick riesce a far girare la macchina da presa attorno allo stesso set senza mai stancare, usando ralenti ed effetti sonori in modo da far rimbombare nelle orecchie e nello stomaco degli spettatori ogni colpo sparato.

Se volete rinfrescarvi la memoria, eccovi lo storico primo discorso alle reclute del Sergente Hartmann:

26 Luglio 2008

Mi vengono i brividi…

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 3:28 pm
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Guardate il seguente video!

P.S.: la visione è sconsigliata ai feticisti delle ottiche, quelli, per intenderci, che maneggiano con doverosa cura e maniacale pazienza i propri obiettivi…

25 Luglio 2008

La costruzione degli obiettivi fotografici

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 6:43 pm
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Siete curiosi di vedere come vengono fabbricati gli obiettivi delle nostre fotocamere reflex?

Qui di seguito trovate tre video che vi illustreranno, passo passo, la creazione e la lavorazione degli obiettivi Canon.
I filmati sono commentati in lingua inglese ma, anche se non masticate bene l’idioma anglosassone, le immagini (come si suol dire) valgono più di mille parole!

Ringrazio il mio amico Pasquale per l’interessante segnalazione!

23 Luglio 2008

“La cosa” annunciato in Blu-Ray Disc

Archiviato in: Blu Ray, Cinema — jjjohn @ 10:05 am
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Piccolo ‘aggiornamento’ del mio post di qualche giorno fa, in cui facevo riferimento all’assenza (dal mercato Home Video digitale) di un’edizione degna di nota del film del 1982 di John Carpenter…

E’ di poche ore l’annuncio dell’ingresso (nel prossimo mese di ottobre) nel mercato Blu-Ray della Universal. Nella lista dei primi titoli disponibili compare proprio La Cosa di John Carpenter a cui, finora, era stato riservato un pessimo riversamento digitale in dvd (non tengo conto dell’edizione Hd-Dvd, formato ormai abbandonato dai produttori e destinato solo ad essere ricordato come antagonista del Blu-Ray in una guerra che, per fortuna, si è risolta in tempi brevissimi)…

Quindi, per gli appassionati di Home Theater, è il momento giusto per sostituire la propria copia del dvd con quella ‘promettente’ in alta definizione e, per chi non l’avesse già fatto, di comprare il suo primo lettore Blu-Ray!

Gli altri titoli principali della prima ’sfornata’ (prevista per il 22 ottobre) sono Basic Instinct di Paul Verhoeven, Hulk di Ang Lee e L’incredibile Hulk di Louis Leterrier, mentre per novembre i titoli principali saranno costituiti da Hellboy-The Golden Army, La Mummia e La Mummia-Il Ritorno.

22 Luglio 2008

Piccoli consigli per migliorare le vostre fotografie

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 12:31 pm
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Volete qualche suggerimento per ottenere delle foto migliori?

Canon ha preparato cinque piccoli corsi, dedicati ognuno ad una particolare tipologia fotografica:

Persone e Ritratti;
Viaggi e Vacanze;
Animali e Natura;
Paesaggi ed Architettura;
Feste ed Eventi Speciali.

Li potete scaricare (o stampare e comodamente leggere) andando a questa pagina: http://ltbc.canon-europe.com/?culture=it-it

20 Luglio 2008

La cosa (di John Carpenter)

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 11:31 am
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In una base americana con sede in Antartide, la vita prosegue nella sua consueta monotonia. Un giorno la tranquillità viene spezzata dall’arrivo di un cane, proveniente da una base norvegese. L’animale però nasconde dentro di sé un essere di origine sconosciuta, che ha bisogno del calore corporeo per poter sopravvivere. Macready (Kurt Russell), durante alcune ricerche nell’accampamento norvegese, viene a conoscenza di un velivolo spaziale proveniente da un altro pianeta, precipitato sul suolo polare e rimasto sepolto sotto i ghiacci per 100.000 anni! Da questo momento inizia una lotta spietata tra i componenti della base e la “cosa” proveniente dagli abissi siderali. Quando sembra che l’entità sia stata sconfitta, ecco che prende possesso di un altro corpo. La diffidenza e la paura prende il sopravvento tra i sopravvissuti della base, fino a giungere ad una drammatica soluzione.

Remake di un titolo di Nyby uscito negli anni 50, “La Cosa da un altro mondo”, rappresenta l’ennesimo titolo di successo di un onesto regista, che non è mai sceso a compromessi con l’establishment hollywoodiano. Kurt Russell, attore-feticcio di Carpenter, da il meglio di sé; ottimo il comportamento degli attori di contorno e bella colonna sonora, composta dal sempre presente Ennio Morricone. Bellissimi gli effetti ed il make-up della coppia Albert Whitlock/Rob Bottin.

Interessante il parallelismo con un’altro capolavoro fanta–horror di quel periodo, ovvero “Alien” (1979) di Ridely Scott. E’ incredibile quanto il confronto tra questi due film metta fortemente in evidenza una profonda differenza di stili e di approcci, ed al tempo stesso un enorme talento che accomuna i due grandi registi, ognuno a loro modo. Prendiamo per un attimo in considerazione l’aspetto prettamente visivo del loro stile registico: lì dove Scott tende ad ombreggiare, a filtrare la luce, sempre fortemente orientato ad una maniacale e pur sempre personalissima scelta fotografica, Carpenter è assolutamente diretto, freddo, quasi documentaristico, volutamente asettico. Il suo approccio all’immagine non lascia nulla al caso mettendo in evidenza dettagli fortemente definiti, crudi ed essenziali.
Se però in Alien la creatura infiltratasi nell’astronave “Nostromo” voleva uccidere e basta, liberando il potenziale distruttivo della sua specie senza nessun secondo fine, la “cosa” Carpenteriana vuole soprattutto sopravvivere. Sarà questo un elemento continuamente presente in tutto il film: umani e alieni, una specie che vuole prevalere, o meglio sopravvivere all’altra, con tutti i mezzi a propria disposizione.
Si delinea l’amara metafora che il regista americano vuol dare della realtà: il nemico è colui che ti siede accanto, tutto ciò che sembra esserti noto e familiare non è quel che sembra. La crisi di identificazione della società si va sgretolando, come nel film va emergendo sempre più la diffidenza e la totale estraneità verso il prossimo. ”Nessuno si fida più di nessuno” confessa McReady al microfono del registratore a nastro, unico baluardo di certezza in una realtà sempre più precaria.
Il livello di tensione, di smarrimento e di claustrofobia che viene raggiunto ha pochi eguali nella storia del cinema fantastico: Carpenter gioca con lo spettatore mutando continuamente i punti di riferimento che istintivamente si creano guardando un film, spostando continuamente il sospetto su ognuno dei 12 componenti della base. La cosa può essere chiunque, può essere ovunque senza che tu te ne possa rendere conto: ciò che sembra essere non è…
Gli effetti speciali di Rob Bottin e Roy Arbogast sono davvero stupefacenti: considerando che si tratta di un film del 1982, gli effetti meccanici e di make-up sono tra i più evoluti mai visti nella storia del cinema. La “cosa” cambia in tutto il film almeno una dozzina di forme e aspetti, in un continuo divenire, in una continua metamorfosi della realtà sempre totalmente diversa dalla precedente. Poco presente ma comunque affascinante la colonna sonora di Ennio Morricone, che non gradì il ridottissimo utilizzo che ne fece Carpenter in fase di montaggio.
Il film ebbe purtroppo uno scarsissimo riscontro di critica e pubblico quando uscì nelle sale, dovuto senz’altro alla contemporanea uscita di “E.T. l’extraterrestre” di Spielberg. Molto più semplice e rassicurante affidarsi alla giocosa e positiva visione di Spielberg piuttosto che al pessimismo degli orrori Carpenteriani, alla raffinatezza delle sue inquietanti visioni altamente disturbanti.
“La Cosa” rimane probabilmente un punto di arrivo del fanta-horror; un riferimento per tutti, un cult-movie assolutamente imperdibile da studiare nei minimi dettagli e da avere ad ogni costo nella propria videoteca, anche se l’attuale edizione in dvd non rende giustizia ad un capolavoro come questo… attendiamo trepidanti l’edizione in Blu-Ray…

19 Luglio 2008

Nikon D700 in uscita a fine luglio

Archiviato in: Fotografia, Novità — jjjohn @ 12:49 pm
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Ebbene sì, anche la Nikon ha deciso di buttarsi (sul serio) nel campo delle Full Frame (ad oggi quasi appannaggio della sola Canon) ed affiancare all’ammiraglia D3 (già dotata del sensore a pieno formato) la più ‘economica’ fotocamera D700 che promette, però, grandissime prestazioni (ne saranno contenti i miei amici Fabrizio e Federico, già felici possessori di attrezzatura Nikon).

La D700 eredita la qualità d’immagine fondamentale della D3. Utilizzando le stesse tecnologie di base, come il sensore di immagine CMOS formato Nikon FX da 12.1 megapixel effettivi e la possibilità di estendere notevolmente la sensibilità, la nuova reflex Nikon permette la realizzazione di file luminosi e nitidi in un’ampia gamma ISO. La D700 presenta anche lo stesso innovativo sistema di elaborazione delle immagini ad alta velocità EXPEED, la conversione A/D a 14 bit e il canale di elaborazione immagine a 16 bit per garantire quel dettaglio e quelle gradazioni uniformi indispensabili per ottenere ingrandimenti e riproduzioni delle stampe eccezionali.

La D700 è ideale per chi, pur cercando una reflex digitale comoda da trasportare, non vuole scendere a compromessi per quel che riguarda la robustezza o la resistenza a polvere e umidità. La D700 comprende inoltre un sistema di pulizia del sensore di immagine che utilizza vibrazioni alle alte frequenze, per ridurre l’accumulo di polvere presente sulla superficie del sensore stesso.

La velocità di scatto di 5fps, ottenuta grazie alla compatta e potente batteria agli ioni di litio EN-EL3e da 1500mAh, può essere ampliata fino ad un massimo di 8 fps, con il battery pack opzionale MB-D10 (che può utilizzare anche la potente batteria EN-EL4a da 2500mAh). È così possibile una completa integrazione dell’alimentazione per chi utilizza già la D3 e la D300. Un altro vantaggio è il pratico flash con sollevamento automatico incorporato i-TTL, con copertura di campo dell’ottica di 24mm, ideale per una luce discreta del flash quando l’illuminatore di dimensioni normali potrebbe rivelarsi troppo ingombrante.

Nonostante il prezzo interessante, la D700 non scende assolutamente a compromessi per quel che riguarda le sue prestazioni: tempi di azione rapidissimi (ritardo allo scatto di appena 40ms), estrema precisione del sistema AF MultiCAM3500 a 51 punti, modalità di ritaglio DX, funzione Live View con il sistema AF a contrasto di fase, monitor TFT ad alta definizione da 3 pollici (lo stesso della D3 e della D300). Il mirino della Nikon D700 presenta un eccezionale pentaprisma in vetro pieno, con una copertura pari al 95% e l’illuminazione regolabile tramite LED dei punti AF, per una visione luminosa e senza interruzioni.

17 Luglio 2008

Il bokeh

Archiviato in: Fotografia — jjjohn @ 11:52 am
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Bokeh (dal giapponese “Boke” ぼ け, “sfocatura”) è un termine fotografico da qualche anno in voga che sta sostituendo la terminologia paritetica italiana “Contributo dello Sfuocato” o “Resa dello Sfuocato”. Si riferisce alla tecnica che fa un utilizzo creativo della capacità di un obiettivo di mettere bene a fuoco solo una limitata porzione dei piani di cui è composta l’immagine fotografica. In queste aree sfuocate, una resa speciale la hanno le luci che, a seconda della correzione dell’aberrazione sferica dell’ottica usata, possono risultare in quello che viene definito “buon bokeh” dei punti di luce sfocati e diffusi e nel “cattivo bokeh” dei cerchi luminosi con bordi piuttosto marcati.

(continua…)

15 Luglio 2008

Microcosmos – Il popolo dell’erba

Archiviato in: Cinema — jjjohn @ 2:48 pm
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Un’ora e un quarto su un pianeta sconosciuto: la terra riscoperta su scala di un centimetro. I suoi abitanti sono insetti e altri esseri che vivono in mezzo all’erba e nell’acqua, la campagna è una foresta impenetrabile di ciuffi d’erba, gocce di rugiada grandi come palloni… L’esplorazione di un nuovo mondo – un semplice prato – dura un giorno d’estate ma paragonabile a un’intera stagione per creature come gli insetti che misurano l’arco di una vita in settimane.

(continua…)

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