In una base americana con sede in Antartide, la vita prosegue nella sua consueta monotonia. Un giorno la tranquillità viene spezzata dall’arrivo di un cane, proveniente
da una base norvegese. L’animale però nasconde dentro di sé un essere di origine sconosciuta, che ha bisogno del calore corporeo per poter sopravvivere. Macready (Kurt Russell), durante alcune ricerche nell’accampamento norvegese, viene a conoscenza di un velivolo spaziale proveniente da un altro pianeta, precipitato sul suolo polare e rimasto sepolto sotto i ghiacci per 100.000 anni! Da questo momento inizia una lotta spietata tra i componenti della base e la “cosa” proveniente dagli abissi siderali. Quando sembra che l’entità sia stata sconfitta, ecco che prende possesso di un altro corpo. La diffidenza e la paura prende il sopravvento tra i sopravvissuti della base, fino a giungere ad una drammatica soluzione.
Remake di un titolo di Nyby uscito negli anni 50, “La Cosa da un altro mondo”, rappresenta l’ennesimo titolo di successo di un onesto regista, che non è mai sceso a compromessi con l’establishment hollywoodiano. Kurt Russell, attore-feticcio di Carpenter, da il meglio di sé; ottimo il comportamento degli attori di contorno e bella colonna sonora, composta dal sempre presente Ennio Morricone. Bellissimi gli effetti ed il make-up della coppia Albert Whitlock/Rob Bottin.

Interessante il parallelismo con un’altro capolavoro fanta–horror di quel periodo, ovvero “Alien” (1979) di Ridely Scott. E’ incredibile quanto il confronto tra questi due film metta fortemente in evidenza una profonda differenza di stili e di approcci, ed al tempo stesso un enorme talento che accomuna i due grandi registi, ognuno a loro modo. Prendiamo per un attimo in considerazione l’aspetto prettamente visivo del loro stile registico: lì dove Scott tende ad ombreggiare, a filtrare la luce, sempre fortemente orientato ad una maniacale e pur sempre personalissima scelta fotografica, Carpenter è assolutamente diretto, freddo, quasi documentaristico, volutamente asettico. Il suo approccio all’immagine non lascia nulla al caso mettendo in evidenza dettagli fortemente definiti, crudi ed essenziali.
Se però in Alien la creatura infiltratasi nell’astronave “Nostromo” voleva uccidere e basta, liberando il potenziale distruttivo della sua specie senza nessun secondo fine, la “cosa” Carpenteriana vuole soprattutto sopravvivere. Sarà questo un elemento continuamente presente in tutto il film: umani e alieni, una specie che vuole prevalere, o meglio sopravvivere all’altra, con tutti i mezzi a propria disposizione.
Si delinea l’amara metafora che il regista americano vuol dare della realtà: il nemico è colui che ti siede accanto, tutto ciò che sembra esserti noto e familiare non è quel che sembra.
La crisi di identificazione della società si va sgretolando, come nel film va emergendo sempre più la diffidenza e la totale estraneità verso il prossimo. ”Nessuno si fida più di nessuno” confessa McReady al microfono del registratore a nastro, unico baluardo di certezza in una realtà sempre più precaria.
Il livello di tensione, di smarrimento e di claustrofobia che viene raggiunto ha pochi eguali nella storia del cinema fantastico: Carpenter gioca con lo spettatore mutando continuamente i punti di riferimento che istintivamente si creano guardando un film, spostando continuamente il sospetto su ognuno dei 12 componenti della base. La cosa può essere chiunque, può essere ovunque senza che tu te ne possa rendere conto: ciò che sembra essere non è…
Gli effetti speciali di Rob Bottin e Roy Arbogast sono davvero stupefacenti: considerando che si tratta di un film del 1982, gli effetti meccanici e di make-up sono tra i più evoluti mai visti nella storia del cinema. La “cosa” cambia in tutto il film almeno una dozzina di forme e aspetti, in un continuo divenire, in una continua metamorfosi della realtà sempre totalmente diversa dalla precedente. Poco presente ma comunque affascinante la colonna sonora di Ennio Morricone, che non gradì il ridottissimo utilizzo che ne fece Carpenter in fase di montaggio.
Il film ebbe purtroppo uno scarsissimo riscontro di critica e pubblico quando uscì nelle
sale, dovuto senz’altro alla contemporanea uscita di “E.T. l’extraterrestre” di Spielberg. Molto più semplice e rassicurante affidarsi alla giocosa e positiva visione di Spielberg piuttosto che al pessimismo degli orrori Carpenteriani, alla raffinatezza delle sue inquietanti visioni altamente disturbanti.
“La Cosa” rimane probabilmente un punto di arrivo del fanta-horror; un riferimento per tutti, un cult-movie assolutamente imperdibile da studiare nei minimi dettagli e da avere ad ogni costo nella propria videoteca, anche se l’attuale edizione in dvd non rende giustizia ad un capolavoro come questo… attendiamo trepidanti l’edizione in Blu-Ray…